Archivio | agosto 2013

Sensazioni – Simone Weil

fiore fantasia
C’è gente che è vissuta solo di
sensazioni e per le sensazioni. In realtà la vita li inganna; e siccome confusamente lo sentono, cadono in una tristezza profonda dove non resta loro altra risorsa che quella di stordirsi mentendo miserevolmente a se stessi. Perché la realtà della vita non è la sensazione: è l’attività nel pensiero e nell’azione. […]
Coloro che vivono di sensazioni, sono, materialmente e moralmente, solo dei parassiti in confronto degli uomini lavoratori e creatori i quali solo sono uomini veri. E poi la ricerca delle sensazioni […] non impedisce, evidentemente, di amare, ma spinge a considerare gli esseri amati come sole occasioni di godimento o di sofferenza e a dimenticare completamente che esistono di per se stessi.
Si vive in mezzo a fantasmi. Si sogna, invece di vivere […]
L’amore è una cosa seria, dove si rischia spesso di impegnare eternamente la propria vita e quella di un altro essere umano!

Se tu credi – P. Gilbert

farfalla luccicante
Se tu credi,
che un sorriso è più forte di un a lacrima,
se tu credi alla potenza di una mano offerta,
se tu credi che quello che unisce gli uomini
è più forte di quello che divide,
se tu credi che l’essere diversi
costituisce una ricchezza e non un pericolo,
se tu preferisci la speranza al sospetto,
se credi che devi fare il primo passo anzichè gli altri,
allora la pace verrà.
Se lo sguardo di un bambino riesce ancora
a diasarmare il tuo cuore,
se l’ingiustizia fatta agli altri ti suscita ribellione
come se l’avessi subita tu stesso,
se per te l’estraneo è un fratello che ti viene presentato,
se sai donare gratuitamente un po’ del tuo tempo per amore,
se sai accettare che una altro ti renda un servizio,
se dividi il tuo pane e sai aggiungedre un po’ del tuo cuore,
se credi che il perdono va più lontano della vendetta,
allora la pace verrà.
Se puoi ascoltare gli infelici che ti fanno perdere tempo
e conservare il sorriso,
se sai accettare la critica ed aproffittarne
senza respingerla e difenderti,
se sai accogliere un consiglio diverso dal tuo e adottarlo,
se ti rifiuti di versare sul petto altrui la tua colpa,
se per te la collera è una prova di debolezza e non una prova di forza,
se tu preferisci essere abbandonato
anzichè fare torto a qualcuno,
se tu rifiuti che dopo di te venga il diluvio,
se ti schieri dalla parte del povero e dell’oppresso
senza pretendere di essere un eroe,
se tu credi che l’amore è la sola forza della discussione,
se tu credi che la pace sia possibile,
allora la pace verrà.

Farsi pane – R.Prieto

pane
Può essere bello, ma non è certo facile farsi pane.
Significa che non puoi più vivere per te, ma per gli altri.
Significa che devi essere disponibile, a tempo pieno.
Significa che devi avere pazienza e mitezza, come il pane
che si lascia impastare, cuocere e spezzare.
Significa che devi essere umile, come il pane,
che non figura nella lista delle specialità;
ma è sempre lì per accompagnare.
Significa che devi coltivare la tenerezza e la bontà,
perchè così è il pane, tenero e buono.

La cruna dell’ago – Mìa Gallegos

bambina verso sole
All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.
Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi.
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.
Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perchè io so
che solo i dolci erediteranno la terra.
(poetessa costaricana)

Amare è – M. Quoist

fiore amore

Amare è volere l’altro libero, e non sedurlo,
e liberarlo dai suoi lacci se ne rimane prigioniero,
perché anche lui possa dire: ti amo,
senza esservi spinto dai suoi desideri non domati.
Amare è entrare in casa dell’altro,
se egli ti apre le porte del suo giardino segreto,
ben oltre quei giri di ronda,
coi fiori e frutti colto nei prati,
là dove meravigliandoti potrai mormorare:
sei “tu” mio amato e sei il mio unico.
Amare è con tutte le forze volere il bene dell’altro,
anche prima del tuo,
e fare di tutto perché l’amato cresca,
e poi sbocci e fiorisca,
diventando ogni giorno l’uomo che deve essere,
e non quello che tu vuoi modellare
sull’immagine dei tuoi sogni.
Amare è dare il tuo corpo, e non prendere il suo,
ma accogliere il suo quando si offre per essere condiviso,
ed è raccoglierti, arricchirti,
per offrire all’amato più che mille carezze e folli abbracci,
la tua vita intera raccolta nelle braccia del tuo “io”.
Amare,
infine, è tutto questo e molte altre cose ancora,
poiché è aprirti all’amore infinito,
è lasciarti amare, e, trasparente a questo amore che viene,
senza mai mancare a se stesso.
E’, oh sublime avventura, permettere a Dio d’amare,
colui che tu, liberamente, decidi d’amare.

Paradiso e inferno – Fiaba cinese

paradiso o inferno
Dopo una lunga vita e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà. Com’è possibile chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti?”
“Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”. Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca. C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai. L’angelo sorrise: “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e a portarlo alla propria bocca, perchè così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.