Archivio | ottobre 2013

Un chicco di riso

germoglio
Veniamo al mondo come un infinitesimale “chicco di riso” e se approdiamo in una terra fertile lì ci impiantiamo, desiderosi di germogliare, crescere, portare frutto, e il riso è un buon prodotto, umile, senza pretesa, può nutrire molti e può rendersi molto utile sulla Terra che viene ad abitare. Nel corso della maturazione molti avvenimenti possono renderlo inservibile, oppure ricco di chicchi e fecondo, così da poter dare da mangiare ad una moltitudine infinita.
 Da questa Terra poi qualche stelo viene colto senza troppi riguardi, qualche altro viene strappato via con noncuranza, alcuni sono destinati a marcire fino a che lo stelo si trova ripiegato sul terreno senza più nessuna forza vitale! E’ un mistero questo viaggio che riceviamo in sorte, e ci riesce così difficile capire cosa attende noi, cioè cosa produrrà il chicco che abbiamo ricevuto in sorte, così immaginiamoci quanto è difficile capire che sorte toccherà agli altri! Mentre si conclude il nostro percorso possiamo meditare su cosa fare della nostra “pianticella”, e decidere che qualsiasi cosa ci capiti, lungo il percorso di maturazione, noi non rinunceremo a tentare di farla “crescere”, “arrivare a maturazione”, “renderla capace di molti chicchi di riso”; se altri decideranno per noi ci adatteremo, ma per quanto ci riguarda faremo di tutto per essere un “piccolo chicco di riso” capace di “alimentare…tutta l’Umanità!

Di fronte si stende l’oceano di pace – Tagore

oceano
Di fronte si stende l’oceano di Pace.
O Timoniere, salpa verso l’alto mare,
Tu sarai il mio eterno compagno –
Prendi, o prendimi tra le tue braccia.
La Stella Polare brillerà
illuminando il sentiero verso l’Eternità.
O Dio di Misericordia,
il tuo perdono, la tua pietà
saranno il perenne mio sostegno
nel viaggio ai lidi dell’Eternità.
Possano i legami terreni sciogliersi,
il possente Universo prendermi fra le sue braccia,
ed io venga a conoscere senza timore
il Grande Ignoto.

Riti di passaggio – Indiani d’America

Immagine
Il susseguirsi di molti inverni
segna i cicli della Ruota,
le linee sul mio vecchio volto
mostrano tutto ciò che sento,
la natura del mio passaggio rimane un mistero,
poichè all’interno del mio cuore si trova il mio destino,
quando non ero che un bimbo all’inizio del tempo,
mi stupivo delle meraviglie che incontravo.
Ora che sono anziano
ho imparato ancora una volta
che il peso di ciascun inverno porta,
come un amico una scoperta nuova.

La rosa – Bruno Ferrero

rosa
Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata.
Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo.
Rilke  non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.
Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perchè non dai mai nulla a quella poveretta?”
“Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta.
Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.
Allora accadde qualcosa d’ inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno.
Per un’intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via.
Silenziosa e immobile come sempre.
“Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese.”Della rosa”, rispose il poeta.
Bruno Ferrero
(L’importante è la rosa)