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Pensieri – Giulia Carcasi

pensieri

 

“Perché è istintivo pensare che se corri avanti ti sarà più facile non voltarti indietro. Perché pensi che più vai lontano e più vedrai piccolo e distante quello che ti sei lasciata alle spalle. Ma le regole della prospettiva non sono valide in amore.”
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“Il mio cuore, ogni tanto, si ammala: è la malattia dei ricordi.
Perché per un attimo, il mio cuore si voleva voltare e riabbracciare il passato.”

Caro Gesù – Zecchino d’oro 1997 M.Piccoli

Caro Gesù

Caro Gesù ti scrivo per chi non ti scrive mai,
per chi ha il cuore sordo bruciato dalla vanità,
per chi tradisce, per quei sogni che non portano a niente,
per chi non capisce questa gioia di sentirti sempre amico e vicino.

Caro Gesù ti scrivo per chi una casa non ce l’ha,
per chi ha lasciato l’Africa lontana e cerca un po’ di solidarietà,
per chi non sa riempire questa vita con l’amore e i fiori del perdono,
per chi crede che sia finita, per chi ha paura del mondo che c’è
e più non crede nell’uomo.

Gesù ti prego vieni a illuminare i nostri cuori soli,
a dare un senso a questi giorni duri,
a camminare insieme a noi.
Vieni a colorare il cielo d’ogni giorno,
a fare il vento più felice intorno,
ad aiutare chi non ce la fa.

Caro Gesù ti scrivo perché non ne posso più
di quelli che sanno tutto e in questo tutto non ci sei tu,
perchè voglio che ci sia più amore per quei fratelli che non hanno niente,
e che la pace, come il grano al sole, cresca e poi diventi pane d’oro
di tutta la gente.

Gesù ti prego ancora:
vieni a illuminare i nostri cuori soli,
a dare un senso ai giorni vuoti e amari
a camminare insieme a noi…

Signore vieni!

 

E l’amore – Luigi Pirandello

foglia tra le mani.JPGE l’amore guardò il tempo e rise,
perchè sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno
e di rifiorire la sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò
in un angolo del cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito.
Il tempo moriva e lui restava…

 

L’ospedale di Dio – Anonimo

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Sono andato all’ospedale del Signore per un controllo di routine, e ho constatato di essere malato.
Quando Gesù mi ha misurato la pressione, ha visto che era bassa di tenerezza.
Prendendomi la temperatura, il termometro ha segnato 40 gradi di egoismo.
Ha fatto un elettrocardiogramma, e la diagnosi è stata che avevo bisogno di vari bypass d’amore, perchè le mie vene erano bloccate e non rifornivano il mio cuore vuoto.
Sono passato per l’ortopedia perchè non riuscivo a camminare a fianco a mio fratello e non potevo neanche abbracciarlo: mi ero fratturato imbattendomi nella mia vanità.
Mi hanno trovato anche la miopia perchè non riuscivo a vedere oltre le apparenze.
Quando mi sono accorto di avere problemi di sordità, Gesù mi ha diagnosticato che ascoltavo solo parole vuote ogni giorno.
Grazie, Signore, perchè le tue consultazioni sono state gratuite.
Ti prometto che ogni mattina mi prenderò un bicchiere di gratitudine; arrivato al lavoro, prenderò un grosso cucchiaio di “buongiorno”, ed ogni ora assumerò una compressa di pazienza e un bicchiere di umiltà.

Da “Il quadro mai dipinto” – Massimo Bisotti

Ho visto scivolare via cose che credevo indimenticabili. Ho visto pian piano affievolirsi il ricordo di sguardi e momenti. Ho visto spegnersi anche cose mai successe in cui ho sperato tanto. La mente è una grande macchina da guerra, costruisce congegni diabolici per salvarsi. Ma c’è un disegno che non può raggiungere. Vi è inciso quel che resta. Allora chiedimi non cosa siamo ma cosa saremo… Se saremo fuori o dentro quel disegno, se ci saremo dentro entrambi, ancora insieme e se ci legherà qualcosa che non saprà cancellarsi, davvero indelebile. E soprattutto auguriamoci di scoprirlo in tempo questo tempo prezioso. Perchè sai, tutto cambia prima o poi e ognuno di noi ha il suo libro di storia con le parti evidenziate per amore. Ci riconosceremo se avremo un pennarello del nostro colore, l’unico in grado di colorare i nostri spazi dentro. Senza uscire dai bordi, senza avere fretta, e senza che sia tardi. Io posso dirti solo: lo spero.

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Tutta la mia amicizia – Mirella Narducci

20140821-114518.jpgHo bisogno della tua amicizia, devo conoscere me stessa attraverso il tuo essere, non mi negare il tuo tempo, quel pensiero affettuoso che mi regali ogni volta che mi vedi triste, non ti allontanare come un estraneo, la ragione per cui sei qui la troverai nel bene, nell’affetto che ti porto, mio amico del cuore. Come funziona questo nostro cercarci, consolarci è questo il punto giusto della vita in cui ci si può salutare, quando abbiamo letto nei nostri occhi l’amore. Ci siamo spaventati e siamo diventati invisibili, non c’è bisogno che io ti veda, intuisco la tua compagnia, la sola libertà che ti concedo è la presenza nei miei sogni, dove l’amore è alimento primario dell’anima. E questa mia dipendenza dal sognare è così costante da divenire un abitudine, in quei sogni non lasciarmi mai sola!

 

Monologo a me stessa – Mirella Narducci

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Ho imparato ad essere bella
anche ora che il tempo vola.
Ingaggio battaglie con i nemici
che mi porto dentro, ossessivi
mi vogliono succube, mi coprono
di mutilazioni mentali eppure sapevo parlare d’amore…
Tutte le mie poesie hanno portato
sugli altari la passione, l’ardore
ho toccato con delicatezza i cuori
degli uomini e loro mi hanno imbastito
vestiti di solitudini.
Ho sentito rabbia e paura, ho piegato
il dolore, l’ho nascosto in un cassetto,
per timore, per difesa.
Mi sono specchiata e mi sono sentita ancora
bella, questa è la forza per non arrendermi:
il mio sorriso.

Lettera al … Piccolo Principe

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Caro Piccolo Principe,
da quando ho fatto la tua conoscenza in quel deserto arido e desolato non ho più potuto dimenticarti; non ho dimenticato le tue domande, nè la tua mancanza di pazienza nell’aspettare le mie risposte, ma ancor di più non ho dimenticato la tua lezione sull’amicizia, quella nei confronti della rosa e quella nei confronti della volpe, che è stata una grande maestra per te, ma anche per me.
Anch’io, come te, ho amato e continuo ad amare una rosa, e da lei mi sono lasciata tiranneggiare, ciò è successo a causa delle sue “quattro inutili spine”. L’ho amata perchè l’ho vista prima sbocciare alla vita, pavoneggiandosi, e poi l’ho vista sfiorire, perdere i suoi petali, i suoi colori, il suo profumo! E pensare che per evitarle qualsiasi tipo di sofferenza anch’io, come te, l’avevo protetta con una campana di vetro, ma non avevo fatto il suo bene, perchè le impedivo di essere se stessa, di fare amicizia con le farfalle, di sopportare i bruchi, di sentire il lieve fluttuare del vento. Non è amore quello che ti fa rinchiudere l’oggetto amato in uno spazio protetto, fosse anche il più prezioso. L’amore vero è quello che ti fa osservare “la rosa” da lontano lasciandole la libertà di fiorire, profumare, risplendere per tutti i viandanti che hanno la fortuna di imbattersi in essa. C’è voluto molto tempo per capire quanto ti sto dicendo, ma ce l’ho fatta. Non posso negare che ho avuto l’aiuto della volpe. Ella mi ha insegnato l’arte della pazienza, il tempo dei riti, la gioia di saper riconoscere “un passo tra gli altri passi”, “una risata tra le altre risate”!
Ora la mia rosa è turgida, ricoperta di piccole gocce di rugiada, forse anche con qualche simpatica coccinella tra i suoi petali ed io, la sera, quando sulla mia ampia terrazza che domina il mare guardo il tramonto la penso e la spero oltre che felice, anche capace di non lasciarsi appassire, ma di voler restare la “rosa” che ho conosciuto io: un po’ tiranneggiante, ma molto molto affascinante, sempre ricca del suo forte profumo e di quelle poche inutili spine.
Tu mi manchi e forse non ti incontrerò più, perchè il panorama dove sei scomparso è rimasto lo stesso di quel triste giorno, quando ho dovuto abbandonare il mondo della fantasia per entrare in una realtà arida e senza poesia. Ti confesso che non ho però rinunciato del tutto ai miei sogni e mi basta chiudere gli occhi per rivedere la rosa, la volpe e Te, caro piccolo indimenticabile amico.
Un’anima sognante

Romano Battaglia – Da “La capanna incantata”

albero cuore infranto

Credevo che un grande amore non morisse mai, immaginavo che fosse come un albero pronto a sfidare qualsiasi tempesta e soprattutto il tempo. Invece mi sono accorto che non è così perchè anche un grande albero può perdere lentamente i suoi rami e diventare secco. Quando lo tagliano, appaiono all’interno tanti segni. Sono i segni nascosti del tempo, delle passioni e dei dolori che non si possono vedere prima. E allora ti domandi il perchè, se l’albero è stato bagnato, se è stato bagnato quando era il tempo.
Ti passano per la testa mille pensieri e vorresti sapere se quell’amore era veramente grande come l’albero oppure era una specie d’amore come ce ne sono tanti.
I grandi amori non muoiono per un colpo di vento o per un poco di acqua in meno.
Muoiono se li fai morire dentro e non finiscono se hai dato loro tanto, sino a logorarti il cuore.