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Dedicato all’amore

paesaggio solitario
Non so perchè ho aspettato il buio della notte per andarmene, avrei potuto farlo in qualsiasi momento, ma quando si fugge da se stessi forse non si vuole vedere, così sono uscita da queste mura, che erano diventate soffocanti senza di te! Non ho preso niente con me, nemmeno gli effetti personali: io non so più chi sono, e una carta di identità non serve certo ad identificarmi.
Non è stato facile chiudermi il pesante portone alle spalle, e non posso negarti che ho avuto anche degli attimi di esistazione: dietro di me c’era la sicurezza della quotidianità, seppure grigia, da quando tu non ci sei più, davanti a me c’era l’ignoto, una libertà ritrovata e il desiderio, che mi arde dentro come un fuoco inestinguibile, di ritrovarti! Certo non posso dirti di averti perso perchè basta chiudere gli occhi per rivedere ogni piccolo particolare del tuo volto, e nell’aria resta sempre, seppur impercettibile, quel tuo caratteristico profumo di…non lo so nemmeno definire…perchè è un’essenza, che solo io so riconoscere, anche tra i miasmi dello smog quotidiano che avvelena l’aria!
Sul marciapiede deserto ho esitato: non sapevo nemmeno che direzione prendere, perché non sono ancora riuscita a capire dove sei, e forse raggiungerti resterà un’utopia come tante altre, ma non mi importa! Così ho iniziato ad andare, a tentoni per il buio, con passo deciso ed una volta chiuso il portone, l’ho fatto senza ripensamenti. Ho camminato per ore come in “trance”, mi sentivo tanto leggera e un po’ folle, ma sentivo che ormai il “buon senso” usato per buona parte della vita mi stava stritolando, e il mio respiro diventava sempre più corto, così ho ceduto alla “follia della fuga”. Non so nemmeno dire dove mi trovo esattamente ora, le strade e le case si assomigliano tutte e ancor di più al buio, ma la “luce” che ho dentro, oltre ad illuminarmi mi scalda, così non credo che mi fermerò tanto presto, ed ora che sto camminando senza una precisa meta, anche lo scopo, ritrovarti, si sta placando, perché sei con me, come sempre inafferrabile fisicamente, ma ci sei! Così se ti ritroverò “in carne ed ossa” darò finalmente corpo ai miei pensieri e ai miei desideri, ma se non succederà, avrò però messo le “ali” alla mia anima, che soffriva al chiuso della razionalità, e voleva ancora vivere di poesia e di canti d’amore!

Martin Luther King – Le prove personali…

uomo sentiero neveLe prove personali mi hanno insegnato il valore di una immeritata sofferenza. Quando le mie sofferenze aumentarono io mi resi subito conto che vi erano due maniere in cui potevo rispondere alla mia situazione: o reagire con risentimento o cercare di trasformare la sofferenza in una forza costruttiva. Decisi di seguire la seconda maniera. Riconoscendo la necessità della sofferenza, avevo cercato di farne una virtù: fosse anche solo per salvarmi dall’amarezza, avevo cercato di vedere le mie prove personali come una occasione per trasfigurare me stesso […] Ho vissuto questi ultimi  anni con la convinzione che la sofferenza immeritata è redentiva! Vi sono alcuni che considerano ancora la croce come un ostacolo, altri lo considerano follia, ma io sono convinto, più di quanto lo sia mai stato prima, che essa è la Potenza di Dio per la salvezza sociale e individuale.[…]
Dio negli ultimi anni è stato profondamente reale per me. In mezzo ai pericoli esterni, ho sentito una calma  interiore; in mezzo ai giorni desolati e a notti di terrore ho udito una voce interiore che diceva: “Ecco io sarò con te”. Quando le catene della paura e i ceppi delle frustrazioni avevano quasi ridotto all’impotenza i miei sforzi ho sentito la potenza di Dio che trasformava il travaglio della disperazione nella gioia della speranza.