Archivio tag | mani

Da Amleto – W. Shakespeare

20140627-085727.jpg
Non dar lingua ai tuoi pensieri,
e i pensieri aspetta di averli bene ponderati prima di convertirli in azioni.
Sii affabile, ma non volgare,
agli amici provati tieniti unito con vincoli d’acciaio,
ma non farti venire il callo alla destra
stringendo tutte le mani che incontri.
Guardati dal cacciarti in risse:
ma se proprio ti ci trovi, che il tuo avversario ne esca augurandosi di non incontrarti più.
Ascolta tutte le opinioni,
ma sii riservato nei tuoi giudizi.
Elegante nel vestire in proporzione ai mezzi,
ma senza sfoggio; ricco; non stravagante,
perchè l’abito rivela l’uomo.
Non chiedere nè dare a prestito,
perchè chi presta perde quasi sempre
il denaro e l’amico,
e il far debiti riduce il senso della parsimonia.
E questo soprattutto:
sii sincero con te stesso;
e ne seguirà, come la notte segue il giorno,
che non potrai essere falso con gli altri.

La rosa – Bruno Ferrero

rosa
Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata.
Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo.
Rilke  non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.
Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perchè non dai mai nulla a quella poveretta?”
“Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta.
Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.
Allora accadde qualcosa d’ inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno.
Per un’intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via.
Silenziosa e immobile come sempre.
“Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese.”Della rosa”, rispose il poeta.
Bruno Ferrero
(L’importante è la rosa)

Paradiso e inferno – Fiaba cinese

paradiso o inferno
Dopo una lunga vita e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà. Com’è possibile chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti?”
“Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”. Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca. C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai. L’angelo sorrise: “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e a portarlo alla propria bocca, perchè così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.

Sulla gioia del dare – Bertolt Brecht

Sì, niente uguaglia la gioia di donare
a coloro che sono più poveri,
e gaiamente, con liete mani
spargere ovunque i bei doni.
Sì, nessuna rosa è più bella
del volto dei beneficati,
quando ricolme, o gioia immensa,
si abbassano le loro mani.
Sì, nulla rende così sereno
dell’aiuto per tutti gli altri!
Se non rinuncio a quello che possiedo
nessuna gioia potrà darmi.
Rosa blu.jpg