In un caldo giorno d’estate nel sud della Florida, un bambino decise di andare a nuotare nella laguna dietro casa sua. Uscì dalla porta posteriore correndo e si gettò in acqua nuotando felice.
Sua madre lo guardava dalla casa attraverso le finestre e vide con orrore cosa stava succedendo.
Corse subito verso suo figlio gridando più forte che poteva.
Sentendo le urla il bambino si allarmò e nuotò verso sua madre, ma era ormai troppo tardi.
La mamma afferrò il bambino per le braccia proprio quando il caimano gli afferrava le gambe.
La donna tirava determinata con tutta la forza del suo cuore.
Il coccodrillo era più forte, ma la mamma era molto più determinata e il suo amore non l’abbandonava.
Un uomo sentì le grida, si precipitò sul posto con una pistola e uccise il coccodrillo.
Il bimbo si salvò e, anche se le sue gambe erano ferite gravemente, poté di nuovo camminare.
Quando uscì dal trauma un giornalista domandò al bambino se voleva mostrargli le cicatrici sulle sue gambe.
Il bimbo sollevò la coperta e gliele fece vedere.
Poi con grande orgoglio si rimboccò le maniche e disse: “Ma quelle che deve vedere sono queste”. Erano i segni delle unghie di sua madre che l’avevano strette con forza. “Le ho perché la mamma non mi ha lasciato e mi ha salvato la vita. (Sconosciuto)
Morale della favola:
Anche noi abbiamo cicatrici di un passato doloroso.
Alcune sono causate dai nostri peccati, ma alcune sono le impronte di Dio quando ci ha sostenuto con forza per non farci cadere fra gli artigli del male.
Ricordiamoci che se qualche volta l’anima ha sofferto. . . è perché Dio ci ha afferrato troppo forte affinché non cadessimo.
“Rabbì che cosa pensi del denaro?” chiese un giovane al maestro.
“Guarda dalla finestra” disse il maestro, “cosa vedi?”
“Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato”.
“Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?”.
“Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso, naluralmente”.
“Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro.
Basta un sottilissimo strato d’argento sul vetro e l’uomo vede solo se stesso”.
Siamo circondati da persone che hanno trasformato in specchi le loro finestre. Credono di guardare fuori e continuano a contemplare se stessi.
Non permettere che la finestra del tuo cuore diventi uno specchio.
(Bruno Ferrero)
Un giorno un uomo ricco consegnò un cesto di spazzatura ad un uomo povero.
L’uomo povero gli sorrise e se ne andò con il cesto, poi lo svuotò, lo lavò, lo riempì di fiori bellissimi: Ritornò dall’uomo ricco e glielo diede.
L’uomo ricco si stupì e gli disse:
“Perché mi hai donato fiori bellissimi se io ti ho dato la spazzatura?”
E l’uomo povero disse:
“Ogni persona dà ciò che ha nel cuore. (Anonimo)
Mentre se ne stava davanti alla sua classe di 5, il primo giorno di scuola , la maestra disse ai bambini una falsità. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò i suoi studenti e disse che lei li amava tutti allo stesso modo .
Tuttavia, ciò era impossibile, perché lì in prima fila, accasciato sul sedile, c’era un ragazzino di nome Teddy Stoddard. La signora Thompson aveva osservato Teddy l’anno prima e aveva notato che non giocava bene con gli altri bambini, che i suoi vestiti erano disordinati e che aveva bisogno costantemente di un bagno. Inoltre, Teddy era scontroso e solitario. Arrivò il momento che la signora Thompson avrebbe dovuto evidenziare il negativo rendimento scolastico di Teddy, ma chiese invece di vedere i risultati degli anni precedenti di ogni bambino ed esaminò quelli di Teddy per ultimo. Tuttavia, quando vide il suo fascicolo, rimase sorpresa: il primo maestro elementare di Teddy aveva scritto “Teddy è un bambino brillante con una risata pronta”. Lui fa il suo lavoro in modo ordinato e ha buone maniere … ” . Il suo secondo insegnante elementare aveva scritto, “Teddy è uno studente eccellente, ben voluto dai suoi compagni di classe , ma lui è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita in casa deve essere una lotta .” Il suo insegnante di terza elementare aveva scritto, “La morte di sua madre è stata dura per lui e tenta di fare del suo meglio, ma suo padre non mostra molto interesse e la sua vita di casa presto lo influenzerà, se non verranno presi i giusti provvedimenti. ”
Infine l’insegnante del quarto anno di Teddy aveva scritto , “Teddy si è rinchiuso in se stesso e non mostra più interesse per la scuola. Non ha amici e qualche volta dorme in classe “.
A questo punto, la signora Thompson si rese conto del problema e si vergognò di se stessa. Si sentì anche peggio quando i suoi studenti portarono i regali di Natale, avvolti in bellissimi nastri e carta brillante , fatta eccezione per Teddy. Il suo dono era stato maldestramente avvolto nella pesante, carta marrone di un sacchetto di generi alimentari. La signora Thompson però aprì il regalo prima degli altri. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando viderò un braccialetto di strass con alcune pietre mancanti e una bottiglia piena per un quarto di profumo, ma lei soffocò le risate dei bambini esclamando quanto fosse grazioso il braccialetto e mettendo un po’ di profumo sul polso.
Quel giorno Teddy Stoddard rimase dopo la scuola, giusto il tempo di dire: “Signora Thompson , oggi profumava proprio come la mia mamma quando usava quel profumo”. Dopo che i bambini se ne furono andati, la signora Thompson pianse per almeno un’ora, da quel giorno si dedicò veramente ai bambini e non solo per insegnare loro le varie materie. Prestò particolare attenzione a Teddy e con la sua vicinanza la mente del piccolo Teddy iniziò a rianimarsi. Più lei lo incoraggiava, più velocemente Teddy rispondeva. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più intelligenti della classe e, nonostante la sua bugia che avrebbe amato tutti i bambini in ugual modo, Teddy divenne uno dei suoi “preferiti”.
Un anno dopo la fine della scuola trovò un biglietto sotto la porta da Teddy, diceva che era sempre la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua . Sei anni passarono prima che ricevesse un’altra nota da Teddy. Terminato il liceo, terzo nella sua classe, la signora Thompson era ancora la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua. Quattro anni dopo, ricevette un’altra lettera, dicendo che quando le cose erano difficili, a volte, era rimasto a scuola, si era impegnato al massimo e ora si sarebbe presto laureato al college con il massimo degli onori. Confermava che la signora Thompson era sempre la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto in tutta la sua vita.
Poi altri quattro anni passarono e arrivò ancora un’altra lettera. Questa volta spiegava che dopo aver ottenuto la laurea, aveva deciso di andare avanti. La lettera spiegava che lei era ancora la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto, ma ora il suo nome era un po’ di più …. La lettera era firmata, Theodore F Stoddard, Dr.
Ma la storia non finisce qui. Arrivò ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy scrisse che aveva incontrato una ragazza e stava per sposarsi. Spiegò che suo padre era morto un paio di anni prima e chiese alla signora Thompson di accompagnarlo al matrimonio facendo le veci della madre dello sposo.
Naturalmente, la signora Thompson accettò. E indovinate un po’ che fece ?
Indossò quel braccialetto, quello con i vari strass mancanti che Teddy le aveva regalato e fece in modo di mettere il profumo che la madre di Teddy indossava l’ultimo Natale che passarono insieme.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio della signora Thompson, “Grazie signora Thompson per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e e avermi mostrato che avrei potuto fare la differenza .”
La signora Thompson, con le lacrime agli occhi, sussurrò “Teddy, hai sbagliato tutto . Sei stato tu quello che mi ha insegnato che potevo fare la differenza. Non sapevo come insegnare fino a quando ti ho incontrato. ”
Questa storia riscalda i cuori… almeno a me è capitato questo.
Perché non provare a fare la differenza nella vita di qualcuno, oggi? domani?
Atti casuali di gentilezza, penso che si chiamino.
Si narra di un anziano Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote. “Nonno perchè gli uomini combattono?” L’anziano con gli occhi rivolti verso il sole, calante al giorno, che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma: “ogni uomo prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è quello che avviene tra due lupi”. “Quali lupi, nonno?” “Quelli che ogni uomo porta dentro di sè.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, l’anziano che aveva dentro di sè la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo. “Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.” L’anziano fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto. “E l’altro?” “L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede:” Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero. “E quale lupo vince?” L’anziano Cherokee si girò a guardarlo e gli rispose con occhi puliti. “Quello che nutri di più”
Abba Atanasio aveva copiato su una bellissima pergamena che valeva diciotto monete d’oro, tutto l’Antico e il Nuovo Testamento.
Un giorno un fratello venne a trovarlo, e vedendo il libro se lo portò via. Quel giorno stesso, abba Atanasio volle leggerlo, si accorse che era sparito, e capì che il fratello l’aveva preso. Ma non mandò nessuno a interrogarlo, per paura che aggiungesse al furto la menzogna.
Ora, quel fratello si recò alla città vicina per vendere il libro, e ne chiese sedici monete d’oro. Il compratore gli disse:”Lasciamelo, perché io possa vedere se vale questo prezzo”. E il compratore lo portò a Sant’Atanasio dicendogli:”Padre, guarda per favore questo libro e dimmi se credi che io debba comprarlo per sedici monete d’oro. E’ questo il suo valore?” Abba Atanasio rispose: “Sì, è un bel libro, vale quel prezzo”: Il compratore tornò a cercare il fratello e gli disse: “Ecco il tuo denaro. Ho mostrato il libro ad abba Atanasio che l’ha trovato molto bello, e stima che valga almeno sedici monete d’oro”. Il fratello domandò:”E’ tutto quello che ha detto?? Non ha fatto altre osservazioni??” “No”, rispose il compratore, “neppure una parola”. “Ebbene”, disse il fratello, “ho cambiato idea, non voglio più vendere questo libro”. Poi andò in tutta fretta da abba Atanasio e lo supplicò piangendo di riprendere il suo libro. Ma l’abba rifiutò dicendo: “Va’ in pace, te lo regalo”: Ma il fratello rispose: “Se tu non lo riprendi, non avrò mai più pace”: E il fratello passò con abba Atanasio il resto della sua vita. (Olivier Clement)
(Alle fonti con i padri)
Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.. Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.
Un bambino tutti i giorni si recava in spiaggia e scriveva sulla spiaggia:”Mamma ti amo”; poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.
Un vecchio triste passeggiava tutti i i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portagliela via. Fra sè e sè pensava: “Questi bambini sono così stupidi ed effimeri.”
Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni e gli chiese: “Ma che senso ha che tu scriva “Mamma ti amo!” sulla sabbia che poi il mare te la porta via?. Diglielo tu che le vuoi bene.”
Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata disse al vecchio: “Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio come fa il mare con le mie scritte. Eppure torno qui ogni giorno a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre:”
Il vecchio si inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: “Nora. Ti amo!”, era il nome della moglie appena morta. Poi prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.
(scritto nel 2009 da Alessandro Bon)
Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo la lettera. A un certo punto, le domandò:
Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?”
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: “E’ vero sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo: Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.” Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunchè di speciale. “Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza sarai sempre una persona in pace col mondo.
Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. “Dio”: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la sua volontà.
Seconda qualità, di tanto in tanto, devi interrompere la scrittura e usare il temperino. E’ un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perchè devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.
Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.
Ecco la quinta qualità della matita. essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione. (Paulo Coelho)
“Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico”, spiegò la mamma, “e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola”:
“Allora abbracciami”, disse Ben stringendosi alla mamma.
Lei lo tenne stretto a sè. Sentiva il cuore di Ben che batteva. Anche Ben sentì il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.
“Adesso non sono solo”, pensò mentre l’abbracciava, “adesso non sono solo. Adesso non sono solo”.
“Vedi”, gli sussurrò mamma, “proprio per questo hanno inventato l’abbraccio”.
(David Grossman)
C’erano una volta due blocchi di ghiaccio. Si erano formati durante il lungo inverno, all’interno di una grotta di tronchi, rocce e sterpaglie in mezzo ad un bosco sulle pendici di un monte.
Si fronteggiavano con ostentata reciproca indifferenza. I loro rapporti erano di una certa freddezza.
Qualche “buongiorno”, qualche “buonasera”. Niente di più. Non riuscivano cioè a “rompere il ghiaccio”.
Ognuno pensava dell’altro:”Potrebbe anche venirmi incontro”.
Ma i blocchi di ghiaccio, da soli, non possono nè andare nè venire. Ma non succedeva niente e ogni blocco di ghiaccio si chiudeva ancora di più in se stesso.
Nella grotta viveva un tasso. Un giorno sbottò:”Peccato che ve ne dobbiate stare qui. E’ una magnifica giornata di sole!”.
I due blocchi di ghiaccio scricchiolarono penosamente. Fin da piccoli avevano appreso che il sole era il grande pericolo.
Sorprendentemente quella volta, uno dei due blocchi di ghiaccio chiese:”Com’è il sole?”.
“E’ meraviglioso, è la vita!” rispose il tasso.
“Puoi aprirci un buco nel tetto della tana… Vorrei vedere il sole…” disse l’altro.
Il tasso non se lo fece ripetere. Aprì uno squarcio nell’intrico delle radici e la luce calda e dolce del sole entrò come un fiotto dorato.
Dopo qualche mese, un mezzodì, mentre il sole intiepidiva l’aria, uno dei blocchi si accorse che poteva fondere un po’ e liquefarsi diventando un limpido rivolo d’acqua. Si sentiva diverso, non era più lo stesso blocco di ghiaccio di prima.
Anche l’altro fece la stessa meravigliosa scoperta. Giorno dopo giorno, dai blocchi di ghiaccio sgorgavano due ruscelli d’acqua che scorrevano all’imboccatura della grotta e, dopo poco, si fondevano insieme formando un laghetto cristallino, che rifletteva il colore del cielo.
I due blocchi di ghiaccio sentivano ancora la loro freddezza, ma anche la loro fragilità e la loro solitudine, la preoccupazione e l’insicurezza comuni. Scoprirono di essere fatti allo stesso modo e di aver bisogno in realtà l’uno dell’altro.
Arrivarono due cardellini e un’allodola e si dissetarono. Gli insetti vennero a ronzare intorno al laghetto, uno scoiattolo dalla lunga coda morbida ci fece il bagno. E in tutta questa felicità si rispecchiavano i due blocchi di ghiaccio che ora avevano trovato un cuore.
A volte basta solo un raggio di sole. Una parola gentile. Un saluto. Una carezza. Un sorriso. Ci vuole così poco a fare felici quelli che ci stanno accanto. Allora, perchè non lo facciamo? Bruno Ferrero (A volte basta un raggio di sole)
Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata.
Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo.
Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.
Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perchè non dai mai nulla a quella poveretta?”
“Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta.
Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.
Allora accadde qualcosa d’ inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno.
Per un’intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via.
Silenziosa e immobile come sempre.
“Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese.”Della rosa”, rispose il poeta.
(Bruno Ferrero - L’importante è la rosa)
Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: ” Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”. Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà: “Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. “No davvero” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutte e due le facce.
(Storia Zen)
Adattarsi alla corrente.
Un uomo anziano cadde accidentalmente nelle rapide di un fiume, e si avvicinava pericolosamente ad una cascata. Tutti i presenti sulla sponda del fiume temettero per la vita dell’uomo, ma egli miracolosamente riemerse vivo ed illeso ai piedi della cascata. La gente sorpresa gli chiese come fosse riuscito a sopravvivere. “Ho adattato me stesso all’acqua e non l’acqua a me. Senza pensare ho permesso al mio corpo di essere modellato dalla corrente. Tuffandomi nei vortici, ne sono venuto fuori. Così sono sopravvissuto.”
(Storia Zen)
Dopo una lunga vita e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà. Com’è possibile chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti?”
“Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”. Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca. C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai. L’angelo sorrise: “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e a portarlo alla propria bocca, perchè così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.
(Fiaba cinese)
Far durare un amore.
Una mamma e un bambino stanno camminando su una spiaggia.
Ad un certo punto il bambino chiede: “Come si fa a mantenere un amore?”
La mamma guarda il figlio e poi gli risponde: “Raccogli un po’ di sabbia e stringi il pugno…”
Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe più la sabbia gli esce dalla mano.
“Mamma, ma la sabbia scappa!!!”
“Lo so, ora tieni la mano completamente aperta…”
Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
“Anche così non riesco a tenerla!”
La mamma sempre sorridendo:
“Adesso raccogline un altro po’ e tienila nella mano aperta come se fosse un cucchiaio…
abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta per la libertà”:
Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed è protetta dal vento.
“Ecco come far durare un amore…”
(Anonimo)
Un papà e il suo bambino camminavano sotto i portici di una via cittadina su cui si affacciavano negozi e grandi magazzini. Il papà portava una borsa di plastica piena di pacchetti e sbuffò, rivolto al bambino. “Ti ho preso la tuta rossa, ti ho preso il robot trasformabile, ti ho preso la bustina dei calciatori…Che cosa devo ancora prenderti?”. “Prendimi la mano”, rispose il bambino.
(Bruno Ferrero)
Un giovane si presentò a un sacerdote e gli disse:
“Cerco Dio”.
Il reverendo gli propinò un sermone, il giovane se ne andò triste in cerca del Vescovo.
“Cerco Dio”.
Monsignore gli lesse una sua lettera pastorale. Terminata la lettura, il giovane, sempre più triste, si recò dal Papa.
“Cerco Dio”.
Sua Santità cominciò a riassumergli la sua ultima enciclica, ma il giovane scoppiò in singhiozzi.
“Perché piangi?”, gli chiese il Papa tutto sconcertato.
Cerco Dio e mi offrono parole.
Quella notte il sacerdote, il Vescovo e il Papa fecero un medesimo sogno. Sognarono che morivano di sete e che qualcuno cercava di dar loro sollievo con un lungo discorso sull’acqua.
(Agenda missionaria)
C’era una volta un uomo che faceva il giardiniere. Non era ricco, ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna. Aveva anche allevato tre figli robusti e sani. Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non mostravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro campestre.
Un giorno il giardiniere sentì che stava per giungere la sua ultima ora. Chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: “Figli miei devo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro, e dividetevelo fraternamente tra voi”. Detto questo, spirò.
Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli, e cominciarono a rimuovere profondamente il terreno. Cercarono per giorni e giorni, poichè la vigna era grande e non si sapeva dove avesse nascosto l’oro di cui aveva parlato.
Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza avere trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi.
Ma dopo qualche tempo compresero il significato delle parole del padre: infatti quell’anno la vigna diede una quantità enorme di splendida uva, perchè era stata ben curata e zappata.
Vendettero l’uva e ne ricavarono molti rubli d’oro, che poi divisero fraternamente secondo la raccomandazione del padre. E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l’uomo è il frutto del suo lavoro.
(Tolstoi)
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